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“La cifra stilistica (08 febbraio 2012 - di Cinzia Manfredi)”

NNon avremmo voluto parlare del Festival di Sanremo, ma dopo le polemiche di questi giorni dire la nostra ci sembra un dovere morale.
Abbiamo cercato di lanciare messaggi positivi da questo spazio virtuale, convinti che si debbano salvaguardare ad ogni costo gli artisti e offrire una vetrina ai talenti emergenti, costretti - in questo momento così difficile - a scontrarsi con mille difficoltà.
Poi veniamo a sapere quanto guadagnerà Adriano Celentano per la sua ospitata: «350 mila euro se si esibirà una sola sera, 700 mila euro se si esibirà due sere e fino a 750 se le serate diventeranno di più» (così parlò il direttore artistico del festival, Gianmarco Mazzi).
Che il molleggiato abbia professato pubblicamente l'intenzione di devolvere il suo compenso in beneficenza ci pare una scelta saggia e un'ottima scappatoia, ma resta il fatto che questo cachet (circa 10 mila euro al minuto) ha fatto a buon diritto infuriare i telespettatori.
Oltre a subire l'odioso balzello del canone Rai (peraltro rincarato), gli italiani devono assistere impotenti ai tristi rituali di un sistema che in un periodo di crisi come questo, invece che offrire la possibilità di emergere a chi lotta per rimanere a galla, offre cachet da capogiro ai vari ospiti televisivi.
A farci ribollire ancora di più il sangue nelle vene c'è il fatto che La Rai si è mostrata totalmente incurante delle proteste messe in atto dai cittadini, che attraverso la rete e i social network hanno invitato gli italiani a boicottare il canone, o addirittura a non guardare proprio l'intervento al Festival di Celentano.
Del resto, la Rai è riuscita a vendere i due spazi pubblicitari, legati alla presenza di Celentano sul palco dell'Ariston, a ben 700 mila euro ciascuno. Con quel milione e 400 mila euro pagherà anche il cachet del superospite e indubbiamente ci guadagnerà. Insomma, dobbiamo rassegnarci: il livello etico della dirigenza della televisione di stato è questo.
Fin qui la riflessione, nata dalla solita sensazione d'impotenza.

Ma che cosa possiamo fare, noi piccole formichine?
Ognuno la sua piccola strada: boicottaggio sempre e comunque, ignorare le beghe dei grandi e pensare a come sostenere le piccole realtà artistiche che hanno disperatamente bisogno d'aiuto per sopravvivere.
Ricordando che è grazie a quelle piccole luci di creatività che possiamo pensare a tenere vivo un patrimonio artistico che politiche corrotte e menti retrograde cercano di affossare in ogni modo, alterando le regole del mercato e facendo ripiegare su stessi talenti non supportati da fama e ricchezza.
Invece che al Festival di Sanremo, dedichiamo il nostro tempo e la nostra concentrazione ad attività che probabilmente ci arricchiranno e sicuramente contribuiranno a far decollare una nuova mentalità, che premi non i nomi, ma la bravura vera. In ogni città d'Italia c'è un musicista da ascoltare, una mostra da ammirare, lo spettacolo poco conosciuto di un artista che merita di essere visto ma che non ha potuto occuparsi della promozione di se stesso perché prima ha dovuto fare tutto il resto.
Permane nell'immaginario collettivo l'idea che l'artista sia una persona un po' stravagante, che si alza tardi al mattino e si muove seguito da un codazzo di assistenti; per molti giovani talenti, la vita è ben più dura.
Chi decide di intraprendere la bellissima ma incerta professione del musicista, dell'attore o del pittore, se non può contare su qualche santo in paradiso, è costretto a gestire anche la parte amministrativa e logistica del suo lavoro, perché non può permettersi di delegare ad altri mansioni che non gli apparterrebbero e destinare a queste attività fondi di cui non dispone.
Le conseguenze sono ovvie: doversi preoccupare della sopravvivenza ruba energie preziose alla creatività, e questo è il danno più grande che si riscontra nella nostra epoca, di cui il fenomeno della dispersione rappresenta la cifra stilistica. Non sappiamo più godere della Bellezza, dell'Arte, della Musica, perché non siamo più capaci di rimanere concentrati a lungo.
Travolti dalle mille sirene della tecnologia, abbiamo una percezione spesso distorta della realtà, non siamo più in grado di fare i dovuti distinguo nel mare magnum delle immagini e delle informazioni da cui siamo continuamente bombardati.
Proviamo a selezionare, a rimuovere il superfluo, a spegnere tivù e computer e ad accendere il cervello: forse sarà l'arte a salvare il mondo, visto che i politici in quest'impresa hanno fallito…

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